I destini paralleli e contrari di Bardi e Berardi
E' sempre opportuno mettere le mani avanti. Domenico Berardi non è ancora per intero un giocatore della Juventus ma lo potrà diventare, per via di quella formula tutta italica che è la compartecipazione di un contratto: una metà di proprietà bianconera e l'altra in mano al Sassuolo. Ma se continua così il suo destino appare già scritto. Anche il destino di Francesco Bardi appare scritto. Se possibile con parole ancor più certe di quelle riservate a Berardi, da cui lo divide un anno e mezzo di età. Lui a Livorno è andato in prestito dall'Inter, una formula che indica con maggiore nettezza quanto una società punti su un giocatore.
18 AGO 20

E' sempre opportuno mettere le mani avanti. Domenico Berardi non è ancora per intero un giocatore della Juventus ma lo potrà diventare, per via di quella formula tutta italica che è la compartecipazione di un contratto: una metà di proprietà bianconera e l'altra in mano al Sassuolo. Lui si sta muovendo per far capire bene che non vorrà essere uno dei tanti da una botta e via, da rispedire altrove dopo essere stato illusoriamente folgorato sulla via di Vinovo. Sei gol in otto partite non sono da tutti, soprattutto in una serie A affrontata per la prima volta a 19 anni. Assumono un significato maggiore se uno li segna in una squadra destinata alla sopravvivenza come una neopromossa. Diventano quindi ulteriormente apprezzati nel momento in cui forniscono un aiuto non richiesto, come la rete di forza e opportunità offerta domenica all'ultima azione utile contro la Roma: quella che ha permesso al Sassuolo di pareggiare all'Olimpico, alla Juventus di portare a un solo punto lo svantaggio dalla capolista, a Berardi di confermare di non essere uno qualunque, oggi e in prospettiva - bianconera - futura. Lui è personaggio a suo modo singolare. E' nato a Cariati, una città in provincia di Cosenza che, con poco più di ottomila abitanti, ha già regalato quattro giocatori alla serie A (gli altri sono Cozza, Tosto e Maietta). Al calcio è poi arrivato totalmente per caso, segnalato agli osservatori del Sassuolo dopo aver disputato a 15 anni una partita di calcetto con gli amici del fratello Francesco, universitario a Modena. Una casualità che l'attaccante ha saputo trasformare in opportunità, con determinazione e con un carattere tutt'altro che accomodante: fino a marzo Di Biagio non lo potrà convocare nell'Under 21 per una squalifica di nove mesi comminata dopo aver rifiutato una chiamata dell'Under 19, a meno che lui non chieda scusa. Un'eventualità - e siamo ormai a novembre - che Berardi non ha ancora preso in considerazione ma che potrebbe essere favorita dalla stima che Prandelli ha lasciato intuire nei suoi confronti. Perché l'attaccante è stato essenziale nel raggiungimento della prima serie A nella storia del Sassuolo e perché con lui in campo gli emiliani hanno un altro passo: sono più convinti e meno bloccati dalle paure, consapevoli che là davanti c'è uno che fino all'ultimo ci proverà. Come è capitato con il rigore realizzato in casa della Sampdoria per il 4-3 definitivo, come è avvenuto sete giorni dopo per la prima rete incassata in casa in campionato dalla Roma.
Anche il destino di Francesco Bardi appare scritto. Se possibile con parole ancor più certe di quelle riservate a Berardi, da cui lo divide un anno e mezzo di età. Lui a Livorno è andato in prestito dall'Inter, una formula che indica con maggiore nettezza quanto una società punti su un giocatore. Perché la comproprietà è fatta anche per incassare: tu detieni metà cartellino, se si presenta uno che lo vuole - ed è anche generoso - basta poco per accontentarlo. Il prestito invece non è così. Significa che ti mando da qualche parte a giocare, ti seguo e poi ti riporto a casa. Perché voglio valutarti ancora oppure perché voglio darti fiducia. Ecco, il problema è che Bardi è andato a Livorno (per inciso: a casa sua) su decisione dell'Inter, che ha puntato su di lui per il futuro dopo la buona stagione di Novara e una parentesi nell'Under vissuta da protagonista. E proprio contro l'Inter lui ha deciso di regalarsi una topica da favola sabato sera nell'anticipo, con quell'uscita goffa su cross tutt'altro che irresistibile di Jonathan, per la rete che ha aperto la strada alla sconfitta del Livorno. Dopo sono arrivate ottime cose, che hanno confermato quanto di interessante Bardi avesse proposto nelle giornate precedenti. Ma agli occhi del tifoso nerazzurro, e non soltanto ai suoi, resteranno indelebili quel tuffo e quella traiettoria balorda, fino al superamento della linea bianca. Sarà un compito complicato riuscire a farlo dimenticare.